Stare in silenzio dà una diversa scansione al tempo, non si capisce se sia meglio o sia peggio. Rimuginava sui giorni appena trascorsi, si trovava a contemplarli come non li avesse vissuti lei. Era tornata in mezzo ai quei tipi stravaganti, in quel posto che era tempo che sfiora e usura e bellezza che è poesia di colonnato e mattonelle di vetro e ferro. A giudicare dalle apparenze, c’era qualcosa a cui doveva essersi legata ma non sapeva dargli corpo o nome. Non poteva essere solo l’attesa che le aveva sfiorato le labbra timidamente in angoli un poco nascosti, e non certo da tutti gli sguardi. Ne tanto meno le infinite ore di assemblee. Era tornata totalmente cambiata decisa a rimboccarsi le maniche ma mai come prima. La vicinanza corporale di qualcuno molto agitato o sconvolto è una cosa che ha sempre mal tollerato, ecco perché evitata linee di bus come la 90. E non le erano passate le urla contro, la prepotenza, l’arroganza di chi si atteggia ad impresario. Non era questa la condivisione che cercava. I percorsi nella sua mente avevano probabili protagonisti ma nessun confine di pietra a limitarli. Col senno di poi, alla luce di quanto è successo, certe cose avrebbe potuto evitarle. Col senno di poi che però è notoriamente insidioso, certe cose sono improvvise o semplicemente accadono e non possiamo farci nulla. In un certo senso è come scegliere che niente importa.

 

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