forse è meglio che io non comprenda fino in fondo che parole borbotto, con che preghiere mi addormento. non ascolto… mancarsi, non perdersi, è sventura persistente. Gesto per gesto, parola per parola ripasso stracci di vita che conosco ormai a memoria. Certi li conservo poi nella curva dei fianchi, nel niente del costato. Riesco a trattenerti a lungo sulla punta delle dita, mi sono allenata come per il fiato, eppure non mi leva sete nè fame l’esercizio. Ho intaccato la polpa, di questo cuore, a tal punto che mi sembra di averci trovato dell’osso e non ci sia davvero più niente da prendere e dare. Lo tengo per mano questo mite, domestico dolore, è un modo per non uscire dall’abbraccio, continuare a credere che sia stato vero anche la volta in cui si è rotto.

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