Non saranno mai banali quattro dita di barba se arrivano a far tornare così leggeri. E non sono triste se nei tuoi abbracci mi scompongo e ricompongo come lo scorso ottobre. Chissà perché ci ha rivisti questo mese. Ancora a ballare. Come se nessun tempo ci fosse stato in mezzo, o quasi.  ci vuole attenzione con il valzer si rischia di inciampare ad ogni giro. Le sorprese sono bellezza, mai si sa che cosa ne può venire, hai detto. Ed io non mi aspettavo di rivederti anche se sapevo bene che eri qui, e avrei potuto contare il numero esatto dei passi che ci sono da casa mia a dove dormi, che è un posto troppo vicino a dove trascorro le mie ore, un posto che è catena che mi libera. Ci sono vite che si nutrono di contraddizioni. Sapessi quante ne ho sentite da luglio. Davvero mi erano parsi un buon augurio un silenzio e uno sguardo. (Le parole. A volte vanno scritte. Non si sa mai. Vanno, loro, irresponsabili. Perché vogliono essere libere). Io adesso alcune però mi sento di far finta di non sentirle, come quelle che facevano, mi fermerò più a lungo possibile. Mastico solo il qui e ora. Ma non quel qui e ora misero che ho intravisto in maschera una sera di agosto. Non quel qui e ora che viaggiava insoddisfatto a mendicare sorrisi che non sapeva regalare. La rivelazione celata in un soprannome non andava sottovalutata.  Ma questa è un’altra misera storia di cui forse ti racconterò. E no. Non riesco ad essere triste. Anche se per poco. Anche se diverso. Mi sai di un tempo e un luogo che non riesco a lasciare mai del tutto. La tristezza è solo in quella bellezza cercata che descrivi… Ma di sicuro una cosa c’è, ed è che fuori, ci sono tanti semi. In tanti non vogliono crescere, perché potrebbero morire. Ma non saranno mai belli. Quella bellezza che invece possono dare se osservati, annusati, toccati, coltivati, curati, seppure poco. 

Chissà che parole libereremo nel prossimo a presto. 

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