Mi hai risposto che è lo stomaco che comanda e che ti chiedi perché è stata lasciata alla testa tutta la responsabilità dell’oggi. Il viaggio era l’altra cosa di cui avrei voluto sapere, ma poi ho finito i caratteri. Lo sapevo che saresti andato. E anche nei giorni della permanenza ci hanno tenuto in molti a far sapere che eri lì. Ci sono cose che camminano sempre associate ad altre. Anche quando altro non c’è più. Come i bambini che hai visto parlare, e ballare lungo le mie strade e che ti hanno riportato a quel passato non vissuto, o vissuto male, in fretta. C’è sempre tempo per tornare bambini. E disegnare case e alberi. Ne ho ritrovato uno ieri, dei tanti che mi hai lasciato e sotto c’era scritto “by tavolozza di colori”. Ho sorriso. Poi l’ho messo via, tra i semini e le lettere. Non li ho piantati i non ti scordar di me, che poi sai come sono i fiori, durano poche ore o giorni e poi muoiono….ho pensato che solo i semi restano. rEsistono. Hai mai visto un seme morire? 

Lo stomaco. La pesantezza dei giorni privi di parole. 

Dici che forse.

il peso forse mai se ne andrà, che forse bisogna sfruttarlo sentendolo. 

O forse….

 

Alle prossime parole hai detto. 

Alle prossime parole ho ripetuto. 

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