c’ho il mare dentro. non ho il coraggio di guardarlo ma insiste e vuole uscire. dal foro al lobo dell’orecchio, dalla cicatrice sull’altro lobo, da ogni poro, dalle narici da dove esce il muco, da queste palpebre che ci provano a rimanere serratissime a trattenerlo. E’ un mare di equivoci, di patti rotti, di cuscini bagnati, di barbe lunghe e ricci sempre scomposti. E’ un mare che io ho paura di guardare, perché lo troverei deserto, e mi sembrerebbe di non trovarci nessuno, ma è profondo come l’oceano, e come l’oceano abitato. Un mare di pensieri nascosti e persone impacciate. Un mare in burrasca che non si placa prima che faccia giorno. Un mare che non si può mostrare, non in inverno, non sotto la neve. Insomma è un mare che sto provando ad asciugare.

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