c’erano drappi, bianchi, al posto degli alberi in quel giardino. un drappo per ogni albero. e vi crescevano ciliegie.

ti ci ho portato perché volevo mostrarti come danzavano le ciliegie in quegli infiniti percorsi candidi e setosi, nel loro maturare e lasciarsi andare. rotolando, venivano giù. senza doversi preoccupare di rovinare in terra. senza diventar di seconda scelta per le ammaccature. senza lasciar strie interrotte, seguendo traiettorie continue e leggere. pensavo fosse cose gradita alla vista, certo chiaror e non che ti solleticasse la retina così tanto da esser fastidio. e mai avrei immaginato, con l’alba serena, che un fulmine avrebbe colpito il drappo che cascandoti addosso ti infagottò come mummia e ti bloccò. paralizzò. qualcuno parlò di incidente, qualcuno di sfortuna, e nessuno volle  tornarci più.

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