con una mano, allora, stanca, si ravvivava i ricci schiacciati dai pensieri. Superstiti ad ogni sfortuna. poi, quasi un rito del mercoledì, giungeva l’ora del farsi, liberando nel vuoto toni persi, a volte sempre uguali. e poggia di diaframma. e mettici un po’ di pietas. e lasciaci del vuoto… con la maestria del sarto, si cuciva addosso l’abito di versi infranti e smemorate sillabe, cui avrebbe presto dato luce.

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